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lunedì 6 aprile 2015

La radio SSB a bordo


In tanti mi hanno chiesto come montare una radio in SSB in barca e a cosa serve. Premesso che a bordo sono davvero poche le cose indispensabili, diciamo anche che tutto ciò che ci rende la vita più comoda e sicura o più semplicemente tutto quello che ci piace è ben accetto.
Con una radio in SSB che riceve e trasmette in onde corte si possono fare tante cose. Per esempio, a me ha consentito di tornare a fare il radioamatore dopo una pausa durata una ventina di anni: grazie a Maurizio Tramuto (presidente della sezione Ari di Palermo) ho riavuto il mio vecchio nominativo (IT9PZM).
Ma ci sono cose che servono davvero a chi va per mare e fa altura, lì dove telefonini e internet sono inservibili, a meno di non possedere un costoso ma arido telefonino satellitare. Per esempio, si possono ricevere carte meteo, scaricare Ugrib, ricevere bollettini Navtext, ricevere segnali AIS e mandare e ricevere email di testo. Se ci pensate non è poco.
Ma andiamo con ordine. Dando per scontato che avete una patente e una licenza da radioamatore (in caso contrario potreste avere problemi in caso di controlli in mare), ecco quel che serve:

un ricetrasmettitore in onde corte
una antenna
un accordatore di antenna
un computer
un’interfaccia tra radio e pc
diversi software, quasi tutti scaricabili gratuitamente


IL RICETRASMETTITORE
Io sono riuscito a recuperare un vecchio YAESU FT-100D che opera (in ricezione) dalle onde lunghe (per ricevere i bollettini Navtext a 490 e 518 Khz) fino ai 900 Mhz. Trasmette su tutte le bande dedicate ai radioamatori, ma con una piccola modifica anche in trasmissione la copertura è continua, il che ci permette di operare anche nella banda VHF nautica avendo così un VHF di rispetto.
Visti gli spazi che abbiamo nelle nostre barche, la radio deve, per forza di cose, essere piccolina. L’FT-100D è più piccolo di una autoradio e ha una potenza nelle onde corte di 100 watt, di 50 watt in VHF e 20 nelle UHF.
Attenti ai consumi: in ricezione sono praticamente nulli, mentre in trasmissione sono dolori. Ma se avete un buon parco batterie e come ricaricarle, allora il problema non esiste. In ogni caso, se siete in navigazione e volete divertirvi per un po’ di tempo, conviene accendere il motore al minimo. L’ideale sarebbe avere una batteria da almeno 100 ampere dedicata alla radio:L se si scarica, almeno non avrete problemi con i servizi.

L’ANTENNA
In barca è inutile fare gli schizzinosi. Io utilizzo un pezzo di filo lungo poco più di 9 metri che va dalla struttura del rollbar dei pannelli solari fin quasi alla testa dell’albero. Il filo termina alla base inferiore con una cimetta di una ventina di centimetri (l’”antenna” deve essere isolata) e in quella superiore è agganciato all’amantiglio (ho un vang rigido e quindoi l’amantiglio non mi serve). Il filo poi va ad un UN-UN 4:1, un “coso” che serve per abbassare l’impedenza e permettere al filo di essere utilizzabile al meglio si tutte le bande delle onde corte. L’Un-Un è stato realizzato avvolgendo del filo bifilare (quello rosso e nero, per intenderci) in un anello di ferrite. Dopo vari tentativi, almeno qui su Horus, ho trovato il punto migliore avvolgendo 19 spire. Ma non è Vangelo. 

La scatoletta con l'Un-Un
Dopo l’Un-Un, il cavo coassiale che deve andare alla radio, viene fatto passare dentro un altro anello di ferrite per ridurre (eliminare credo sia impossibile) i ritorni di radiofrequenza.
In primo piano, il choke in ferrite
Per la massa non uso radiali accordati. Una massa, che va collegata al cavo del coassiale, va al rollbar e un’altra è un filo di sezione abbastanza grossa che termina in un pezzettino di grondaia in rame buttata in acqua. Lo so che molti rischiano una emiparesi causata da disusto, ma prometto che fra un paio di mesi, quando Horus sarà in secco per fare i lavori alla carena, metterò una piastra di bronzo poroso e quella sì che sarà una vera massa.
Il cavo coassiale viene collegato alla radio attraverso un accordatore d’antenna, la cui funzione è quella di “far vedere” al trasmettitore sempre e comunque una impedenza di 50 ohm mentre quella dell’antenna varia, a seconda della banda, da pochi ohm a un paio di migliaia. Io ho recuperato dalla mia vita precedente un vecchio Daiwa: accorda di tutto!


L’INTERFACCIA

Una buona interfaccia serve a collegare radio e pc. Serve praticamente a tutto ed è indispensabile per tutti i modi digitali. Ma serve anche a chi non è radioamatore, ma vuole scaricare carte meteo e scambiare email. Io eviterei le autocostruzioni (a meno di non avere la manina d’oro, cosa che io non ho): ho un RigExpert TI-7 che è ben isolato e non mi ha mai dato problemi di ritorno di radiofrequenza.


In un prossimo post, vi dirò quali programmi uso e per che cosa. Adesso, invece, vi comunico che con il “piccolino” e il pezzo di filo ho collegato quasi 150 Paesi in tutti i continenti. La distanza massina? Oltre 18 mila chilometri con un radioamatore delle Shetland del Sud in terlegrafia sui 40 metri. Quando si dice soddisfazioni…..

   


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